FORNI E LE SUE MONTAGNE

Come per attraversare mari serve spirito d'avventura e qualcosa per stare a galla, così per salire crode e pareti non deve mancare il coraggio e qualche attrezzo. Questo paragone tra due mondi infiniti per ricordare che le montagne di cui stiamo parlando sono un prodotto degli oceani più antichi. Al pari delle onde del mare anche i profili di queste Dolomiti non si possono contare o ricordare: ignoto il numero di torri e guglie, inesauribili le pareti, eternamente inesplorati innumerevoli canaloni e forcelle. Un mondo a sé che l'uomo, grazie ai progressi della tecnica, cominciò lentamente a "colonizzare", portandolo a scoprire nuovi passaggi, raggiungere inviolate vette, salire strapiombanti pareti: un'avventura che mai avrà fine.

Le Alpi dunque come culla di tutte le esplorazioni.
Con le debite diversità etniche e culturali, e gli imposti limiti degli orizzonti, i popoli alpini hanno avuto un omogeneo approccio con i loro monti. Nei Forni Savorgnani é accaduto lo stesso. La medesima curiosità, la medesima necessità. Antiche tracce che si perdono nella neve dell'ultima grande glaciazione.

I primi salitori delle montagne fornesi legavano la loro presenza ai bisogni alimentari e territoriali. Il fine era utilitaristico non certo escursionistico; interessavano i pascoli, la caccia, il bosco, i confini. E nei luoghi impervi, sulle crode, tra canaloni percorsi da vento e "galùpa" dominava il mito. Anche se, per la verità, già dal XIII secolo si hanno notizie di liti confinarie, compravendite e affitti di pascoli e boschi d'alta quota: quindi con frequentazioni se non di vetta (ma chi lo sa?) certo di verticali "palons" e impervie forcelle.

I documenti storici riguardanti le confinazioni catastali, le escursioni scientifiche e l'alpinismo  risalgono alla seconda metà del '700. Le prime testimonianze riguardano l'appartenenza di queste terre all'Impero Asburgico, con ricognizioni e cartografie militari, oppure le indagini geologiche del Clapsavon, frequentato da studiosi dei fossili dell'università di Vienna sin dai primi decenni del '800. Praticata era pure la vistosa Forcella Giaf chiamata ai primi dell'ottocento "Fursiela dai Franseis", forse per il passaggio in quell'agevole valico di una pattuglia napoleonica.

Nel contempo boscaioli e pastori fornesi continuavano la millenaria opera di utilizzo pioniero delle risorse silvo-pastorali, risalendo i ripidi costoni dell'alta valle del Tagliamento. Venivano aperte cave, i boschi diventavano prati, si costruivano stavoli in luoghi incredibili, rustici "casons" diventavano malghe, un fitto reticolo di sentieri univa il fondovalle all'alta quota. Tutto ciò nella incessante ricerca di un equilibrio tra le necessità umane e le severe regole della natura.

Questa continua e diffusa presenza sul territorio oltre che permettere ai montanari una profonda conoscenza dell'infinito mondo della montagna, agevolò studiosi e appassionati nei loro primi contatti con questi inesplorati ambienti vergini.
Ed ebbe inizio l'epopea alpinistica di questo estremo lembo delle Dolomiti.

L'esplorazione e le salite dei fantastici gruppi di quelle che Berti, Casara e Herberg chiameranno "Dolomiti d'oltre Piave", costituiscono un'avventura umana eccezionale che coinvolge l'intero mondo alpinistico europeo, dalla seconda metà dell'800 fino alla prima del '900. Dai pionieri inglesi ai friulani, dai triestini ai tedeschi il richiamo di quel "fantastico regno" tra Piave e Tagliamento é così potente che molti alpinisti, tra i più forti del momento, ne vengono attratti.

E' sufficiente scorrere i nomi legati a queste cime per capire che da qui, scrivendo e scalando, é passata la storia dell'alpinismo. Prima dell'asburgico Kugy gli inglesi (Gilbert e Churchill nel 1862, seguiti in Pra di Toro da Tuckett e dall'irlandese Ball), poi i friulani Marinelli, Pitacco, D'Agostini, Feruglio, Mantica, accomunati ai bavaresi Steinitzer e Reschreiter (ottimo pittore), quindi agli austro/tedeschi Koegel e Patera (veterinario a Vienna), Hubel e Both; e poi Schuster, Bleier, Schroffenegger, Volkmar, Uhland e su su fino alla "Squadra Volante" triestina di Cozzi e Zanutti e all'incredibile "Gilde zum grossen Kletterschuh" di von Glanvell, von Saar, Domènigg e Koenig seguiti dallo straordinario alpinista-pittore E.T.Compton. Senza dimenticare i Fanton, Piaz, Trier, Comici, Del Torso, Solleder, Gilberti, Castiglioni, Casara, Herberg, le guide fornesi "Tita Barbe" e "Gino Bianchi", altri che troveremo citati nel descrivere le cime che hanno raggiunto e naturalmente Antonio Berti il cantore di queste meraviglie.

Insomma un periodo eroico a cavallo tra otto e novecento che ancora ci emoziona; scalatori che sono entrati nel grande libro dell'alpinismo dolomitico, rimasti per sempre legati a queste montagne, che portano i loro nomi e ne conservano il ricordo. Ma la storia continua ...

Note locali
Le storiche Guide Alpine fornesi sono: De Santa G.B. "Barbe" (1855-1946), il pastore di Valemenon che K.G. von Saar dice essere "il più esperto fra gli uomini di montagna delle Alpi Clautane che abbiamo conosciuto"; un Antoniacomi di cui non si hanno notizie; Coradazzi Igino "Bianchi"(1894-1952) e il figlio Coradazzi Ugo "Bianchi"(1920-1971). Cui si aggiungono il portatore Coradazzi Lino "Bianchi" e l'attuale Guida Cedolin Mario.
Gli alpinisti fornesi, tra 1930 e 1960, di cui si conserva chiara memoria, peraltro citati nella guida del CAI, sono: Antoniacomi G.B.Alfonso "Nela" (1911-1957), Clerici Ciro "Patriarca" (1921-2003), Coradazzi Gioacchino "Ièie" (1920-1995), Corisello Agostino "Curisel" (1918-1997), Ferigo Angelo "Bic" (1918-1984), Schiaulini Giulio "Bastian" (1917-1964). Altri assidui escursionisti di quel periodo sono stati Antoniacomi Egildo "Canova" (1897-1976), Antoniacomi Ferdinando "Carona" (1893-1973) e il maestro Perissutti Anselmo "Cùsina" (1899-1970).
Gli ultimi testimoni di quella appassionante stagione alpinistica, dai quali abbiamo tratto molte di queste notizie, sono Cella Dino "Talamin" (1928), il portatore Coradazzi Lino figlio di Igino "Bianchi" (1933) e Maresia Sergio "Bortaloni" (1935).
Fino agli anni '40 gli alpinisti fornesi, non molti per la verità, erano iscritti alla Società Alpina Friulana; dai primi anni '50 aderivano alla sottosezione "Carnica" sempre della Saf.

La sezione del Cai di Forni di Sopra, dopo essere stata sottosezione della Saf dal 1961, é nata il 1° gennaio 1982 ed i presidenti che si sono via via succeduti sono: don Riccardo Talotti, Antoniacomi Elvio, Ferigo Marco, Pavoni Roberto, Dorigo Eddy, Coradazzi Armando, Polo Fabio, Pavoni Renzo ed ora De Santa Nicolino
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